I luoghi della crescita

Il mondo non è affatto piatto. Per la gioia dei ciclisti, degli sciatori e degli arrampicatori, ci sono molte salite e discese su cui cimentarsi. Il mondo economico è ancor meno piatto di quanto documentato delle mappe altimetriche dei rilievi alpini.

Vero che le nuove tecnologie della comunicazione hanno ridotto grandemente le distanze negli scambi di informazioni e nelle interazioni di mercato. Ma la geografia economica del mondo segnala una crescente concentrazione della crescita economica in relativamente poche grandi città in grado di attrarre capitale umano e di stimolare l’innovazione. Le mappe del reddito pro capite rivelano dei picchi molto appuntiti, spesso localizzati nei luoghi che ospitano i centri di ricerca e le università di eccellenza.

Non sono, infatti, necessariamente i vecchi centri e le vecchie periferie del Dopoguerra o anche della fine del secolo scorso a eccellere. La gerarchia economica non solo dei paesi, ma anche delle città è profondamente cambiata ed è in continua evoluzione. Ci sono molte “new entry” e molte retrocessioni nelle gerarchie urbane del mondo.

Lo studio della crescita economica e demografica di queste nuove realtà è fondamentale per capire non solo gli ingredienti che sono necessari per la crescita economica, ma anche il loro mix ottimale, le ricette che occorre applicare se si vuole stimolare la crescita. Conta la scala, la dimensione delle città, perché solo grandi mercati del lavoro possono offrire opportunità ai talenti più svariati, promuovendo l’incontro fra la domanda e l’offerta di competenze e permettendo alle cosiddette power couples, coppie di talenti, di poter realizzare i sogni di entrambi i membri della coppia.


Perché queste economie di agglomerazione si realizzino è importante che il contesto favorisca la circolazione delle idee e le reti di contatti fra individui. Ma contano tantissimo anche i cosiddetti amenity values, i fattori non strettamente economici che rendono un sito più attrattivo di un altro, che richiamano intelligenze da fuori. C’è molta isteresi in questi processi: si mettono in moto processi virtuosi o viziosi, non appena una realtà locale decolla oppure comincia ad avvertire i primi segni di un declino. Ed è difficile arrestarli, ammesso che si voglia farlo.

Le reti infrastrutturali giocano un ruolo molto importante nel promuovere i processi di urbanizzazione e nel permettere la creazione di poli di talenti. Le politiche abitative nei confronti degli immigrati sono anche molto importanti nel condizionare il ritmo e la qualità dello sviluppo delle città.

Il contesto economico, soprattutto la realtà urbana, ha un ruolo molto importante anche nella mobilità sociale, come abbiamo imparato nella X edizione del festival. Questa XI edizione vuole affrontare un’area riscoperta solo di recente dagli economisti, l’economia dello spazio, della geografia. Ospiteremo economisti, demografi e sociologi esperti di processi di agglomerazione. Daremo spazio a chi ha oggi o ha avuto in passato un ruolo attivo nel governo di questi territori, consapevoli che la crescita rapida o il declino di un’area pongono complessi problemi di governance.

Tito Boeri
Direttore scientifico Festival dell'Economia




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